HENRIK IBSEN (1828-1906)
Poesie tradotte da Luigi Di Ruscio e pubblicate in “alfabeta”
n.6 ottobre 1979


Dal quaderno di programmi del compositore

Orfeo ha impresso con le sue note pulite
anima negli animali feroci, fuoco alle pietre.

Di pietre ne abbiamo abbastanza in Norvegia;
di animali feroci ne abbiamo a branchi.

Suona! Così che le pietre scintillino!
Suona! Sino a che la scorza animale si spezzi!


Ad un amico rivoluzionario

Lei dice che io sono diventato un conservatore.
Sono quello che sono stato per tutta una vita.

Non sono fatto per spostare le pedine.
Sarò con voi quando spingerete il gioco alle conseguenze finali.

Io ricordo una sola rivoluzione
che non è stata truccata,

e si è caricata di tutte le glorie future.
Certamente intendo il diluvio universale;

ma anche quella volta Lucifero fu truffato
tanto che Noè si investì, come voi sapete, della dittatura.

Rifacciamo tutto in maniera radicale
ma per questa faccenda sono necessari uomini e oratori.

Voi allagate il mondo
ed io con gioia metto sotto l'arca la mina.


Quattro versi

Vivere è la lotta con i mostri
nel profondo del cuore e del cervello
scrivere è tenere
giudizio finale contro se stessi.


La mia patria

Così lontano come la mia poesia brucia il suo fuoco,
così lontano corre i confini della mia patria.


Il potere e la memoria

Ascolta! Sa lei come il domatore
insegna al suo orso quello che non sarà mai dimenticato?

Lega l'animale in un tegame di ferro
e sotto il tegame fa fuoco.

Nello stesso tempo suona con l'organetto
la canzona: "Goditi la vita"

Per l'atroce dolore con i sensi accecati
non può star fermo e deve danzare.

Quando risuoneranno per lui la melodia
sfugge al pericolo rifacendo la danza diabolica.

Anche io sono state messo dentro il tegame
a tutta musica a difesa nostra

la bruciatura andò più a fondo della pelle
ed è fissa per sempre nella memoria.

Ed ogni volta che risuonato quelle note,
e come se mi legassero nell'infuocato fornello.

Sento che infilzano alla radice delle unghie
e ballo con tutti i piedi dei mie versi.


Le navi bruciate

Rivolta la prora
delle navi dal nord,
cerca luminosi dei
le giocate tracce.

I fuochi delle terre gelate
si spensero nel mare;
e fauni solari
sulla fossa sostarono.

Così bruciarono le navi;
azzurrino fumo
come striscia di un ponte
verso nord sparisce.

Dalle spiagge assolate,
Verso i tuguri glaciali,
un cavaliere cavalca
tutte le notti.


In quel posto stavano i due seduti
(Primo lavoro preparatorio per il "costruttore Solness")

Stavano seduti loro due in così riparata casa
in autunno e nei giorni invernali.
Poi la casa bruciò. Tutto fu squallore e rovina.
I due ora devono rastrellare nella cenere.

Per terra un pietra preziosa è nascosta,
una pietra che non può bruciare,
Se fedelmente cercheranno potrà capitare
che lui o lei lo ritrovino.

Ma anche se i due bruciati ritroveranno
il prezioso incombustibile gioiello,
mai lei ritroverà la bruciata fede
mai luii ritroverà la bruciata felicità.